L’AMORE E LA VIOLENZA è la nuova prova di studio dei Baustelle di Francesco Bianconi. Un album “oscenamente pop”, che non teme di far divertire l’ascoltatore e parla di personaggi che ballano sul mare in tempesta.

Un nuovo album d’inediti, dopo un disco live e dopo il gotico FANTASMA del 2013. Un ritorno al pop? FANTASMA era un disco molto caratterizzato, quasi “spinto”, con l’orchestra
sinfonica. Dopo ci siamo detti di andare ovunque, ma non tornare in quei territori. Automaticamente, ci siamo spostati verso la “canzonetta pop”: è ancora più difficile prendere la forma-canzone pop e renderla diversa da quella a cui siamo abituati in Italia.

Quasi tutta la musica è come se avesse uno stesso colore, non è il pop caleidoscopico a 360 gradi che piace a me. La forma pop dovrebbe mescolare generi e influenze diverse, riuscire a comprimere tutto con originalità in una forma breve. FANTASMA era un disco monocolore, mentre ora volevamo fare un disco colorato come non se ne sentono da tempo, sfruttare la forma-canzone pop senza vergogna di fare pop.

L’AMORE E LA VIOLENZA è un titolo quasi didascalico. Sono due concetti in opposizione o tangenti? C’è un concept alla base del disco?
Volevo fare un concept, ma i concept sono pallosi: scrivere canzoni d’amore al tempo di guerra, una versione postmoderna di certe canzoni di Prévert. Canzoni private, intime, in cui c’è sempre uno sfondo storico e un contesto di guerra, da intendersi qui metaforica. Da lì anche la ricerca di un titolo, all’inizio era AMORE E GUERRA, poi abbiamo preferito questa espressione. Amore e violenza sono naturalmente legate sempre. C’è una violenza da condannare, ovvio, ma in ogni amore c’è sempre violenza e non tutta viene per nuocere: quella sottile, più psicologica, a volte può far bene. È un legame tra opposti.

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